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Classificazione ecologica dei cavernicoli        

 

Fin dagli inizi dell'esplorazione speleologica  ci  si rese conto che in  grotta  non  esistevano  soltanto  animali depigmentati e ciechi non rinvenibili in  superficie, ma anche altri animali dotati di  occhi,  riscontrabili anche all'esterno.       Questo fatto, con la constatazione che  l'ambiente  cavernicolo confina con quello di superficie,  costituì  lo spunto per una classificazione ecologica  dei  cavernicoli.       Il primo tentativo in tal senso fu  fatto  dall'austriaco Schidte, che nel 1849  propose  la  classificazione in animali dell'ombra¯, animali  crepuscolari,  animali delle regioni oscure¯ e animali delle regioni   oscure a concrezioni stalagmitiche. Questa  suddivisione dava molta importanza al  grado  di  luminosità;  in  realtà, la luce influenza ben poco la scelta  dell'habitat da parte dei cavernicoli, e  certe  differenze  tra  zone d'ombra e zone crepuscolari  sono  inesistenti  durante la notte e poco apprezzabili di giorno.   La classificazione che attualmente schematizza  meglio la realtà dei fatti è quella del Ruffo, che si  de  scrive di seguito.       I troglosseni comprendono quegli animali che  solo  accidentalmente popolano le grotte; tali sono i rospi o   le trote trasportati dalle piene in grotta. Alcuni  possono svilupparsi e riprodursi sul posto, ma  di  regola  sono destinati a soccombere e a servire come nutrimento   per le popolazioni cavernicole.       I subtroglofili ricercano le caverne in  particolari momenti della propria esistenza, come ad esempio  le  zanzare d'inverno, o i pipistrelli per il  letargo,  la  riproduzione e per rifugio durante il giorno.       Altri animali non ricercano nelle  grotte  particolari condizioni ambientali, ma solo  un  preciso  "ospite", come fanno i parassiti dei pipistrelli, oppure  un  particolare nutrimento, come nel caso dei guanobi,  che  dal guano dei pipistrelli traggono la principale  fonte  di nutrimento.       Nessuna di queste categorie animali, comunque,  appare particolarmente adatta all'ambiente di grotta.       I veri cavernicoli sono caratterizzati da  specifici adattamenti che permettono loro di svolgere tutte le   funzioni del ciclo vitale interamente nelle caverne.       I più specializzati sono i  troglobi,  che  rappre  sentano i veri abitatori del dominio ipogeo,  cui  sono  indissolubilmente legati.       La caratteristica quasi costante dei troglobi è la   mancanza di occhi, lo sviluppo delle appendici e la  totale depigmentazione.       Infine citiamo la  categoria  degli  eutroglofili,  meno specializzati dei troglofili, che comprende  anima  li che presentano  una  spiccata  predilezione  per  le  grotte, ma che possono anche vivere  in  superficie  in  condizioni ambientali affini; rispetto ai troglobi sono   ad uno stadio evolutivo meno avanzato, e molti di  essi  sono destinati a diventare troglobi qualora  si  verificassero in superficie mutamenti ambientali tali  da  ridurre alle sole caverne l'habitat loro possibile.