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Fattori
abiotici
Luce
Nell'ambiente
cavernicolo, normalmente è di regola la più assoluta oscurità. Le
conseguenze di questa
con dizione sono vistose:
innanzitutto la produzione
di piante verdi è completamente assente; l'ecosistema ipogeo è troficamente dipendente dagli ecosistemi
di superficie; l'assenza di
piante verdi determina la totale assenza di forme strettamente
fitofaghe. Ulteriori
conseguenze si ripercuotono sulla
fisiologia degli organismi cavernicoli i quali, oltre che procurarsi altrove le sostanze
energetiche di norma prodotte dalle piante, presentano
notevoli
modifiche adattative del metabolismo. L'assenza totale di luce, inoltre, influisce
sui ritmi circadiani: esistono infatti organismi che
mo strano ritmi di attività del tutto svincolati
dall'influenza del giorno e della notte, ed altri che ne hanno
invece mantenuto il "ricordo". Molti esperimenti sono stati
compiuti su varie specie troglobie per
accertare gli effetti della luce su di esse: si è visto che
per esempio le Planarie
tro globie si disgregano completamente, mentre sono
stati registrati effetti negativi su alcune specie di crosta cei (Niphargus e
Gammarus); infine, altre
specie di crostacei e
la grande maggioranza di
insetti ipogei hanno
mostrato di poter sopportare
tranquillamente
la presenza di luce.
Temperatura
Le misure di
temperatura effettuabili in
grotta sono quelle relative all'aria, all'acqua e alla roccia. Di norma la temperatura di una
cavità
sotterranea corrisponde alla media annua della temperatura
esterna, quindi
dipende dalla latitudine
e dall'altitudine dell'imbocco. Nelle grotte profonde raramente si
riscontra un regolare
aumento del grado geotermico con
la profondità, fatto
probabilmente dovuto all'intensa fessurazione della roccia che
consente l'apporto di acqua ed
aria esterna.
Pertanto, la temperatura della zona interna di una grotta
può considerarsi costante; fanno però
eccezione le grotte con più aperture percorse da correnti
d'aria; in tal caso le variazioni termiche stagionali
influenzano sensibilmente l'atmosfera interna. La constatazione che la maggioranza delle
grotte è caratterizzata da temperatura costante ha fatto nascere
e diffondere l'opinione secondo cui la stenotermia fosse una prerogativa essenziale dei
cavernicoli. In realtà recenti
esperimenti hanno dimostrato come molte
specie (es.coleotteri Batiscini) presentano limiti di
attività compresi tra 0 e 20 øC con limiti letali tra -5 e +25 øC; analogamente
l'optimum termico per il Niphargus è
compreso tra 4-6 e 16-18 øC, con limiti
letali tra -0,5 e + 24,5 øC. Inoltre, per citare casi
limite, il coleottero Pholeuon glaciale vive
in grotte dove la
temperatura non supera mai
0,8 øC, il crostaceo Thermosbaena
mirabilis vive in sorgenti calde a temperature di 45-48 øC e il Niphargus termalis vive a
temperature di circa
30 øC.
Da tali esperienze
risulta chiaramente come
in realtà molte forme cavernicole possano vivere entro li miti abbastanza ampi di
temperatura; queste osservazioni
ridimensionano, quindi, il ruolo di
agente determinante il
popolamento delle caverne attribuito in
passato al fattore termico.
Umidità
relativa
Il grado
igrometrico dell'aria è uno dei fattori più caratteristici
dell'ambiente ipogeo; alla sua stabilità è particolarmente legata
l'esistenza degli organismi troglobi. Nell'atmosfera delle grotte carsiche
il grado di umidità relativa Ur è generalmente compreso tra il 95
e il 100%; quindi, gli organismi troglobi terrestri vivono normalmente in condizioni di
saturazione e sono così stenoigri che possono soccombere per
piccole variazioni del grado di Ur. Le grotte secche sono generalmente disabitate
da organismi troglobi, ed è stato osservato che la speleo fauna specializzata
occupa, nell'ambito di una
grotta, soltanto i siti che possono garantire umidità
elevata. Nelle zone
temperate, l'atmosfera delle
grotte è molto
diversa da quella dell'ambiente esterno, quindi è molto difficile
il contatto tra organismi troglobi e di superficie, cosa comune
invece nelle regioni tropicali.
Un altro fattore che
svolge un ruolo
analogo all'umidità è il tasso di evaporazione; questo è
eccezionalmente basso nelle zone interne; è in
prossimità degli ingressi che si verificano le massime
variazioni. E' noto
che le grotte
"respirano"
esalando l'aria-ambiente durante l'estate e inalando aria
fredda e secca durante l'inverno. Il
fenomeno si realizza principalmente per il
formarsi di gradienti tra masse d'aria a temperature
diverse, ma è influenzato anche da cambiamenti di pressione, dalla
presenza di venti direzionali di
superficie e dallo sviluppo verticale
del sistema carsico. Entrando, l'aria fredda si riscalda alla tempera tura
della grotta, ne abbassa la temperatura e il grado di umidità,
aumentando fortemente il tasso di evaporazione, che può essere fino a 200 volte
superiore; un simile
eccesso è intollerabile per un organismo
stenoigro.
Pertanto, la variazione del tasso di
evaporazione determina una zona di inabitabilità in
prossimità degli ingressi; in questa zona, che coincide con la
parte di grotta influenzata
dai parametri ambientali esterni,
è il tasso di evaporazione, più della temperatura, che rappresenta il fattore
limitante alla popolazione.
Aria
La composizione
chimica dell'aria di grotte è generalmente uguale a quella esterna.
Possono fare eccezione rami terminali, cunicoli, fondi di pozzi, zone in
cui può verificarsi un ristagno di anidride carbonica, liberata durante il
processo di precipitazione del
carbonato di calcio ed avvertibile dallo speleologo per lo
spegnimento delle lampade o senso di malessere. E' stato osservato che le
specie troglobie, in particolare alcuni ragni del genere
Meta,
sopportano tenori di anidride carbonica fino al 15%;
aumentando il tasso fino al 25% entrano in crisi fisiologica, che
è però reversibile riportando il tasso entro limiti
normali.
L'agitazione dell'aria, invece,
sembra avere effetti negativi sulle popolazioni ipogee; a
tali effetti contribuisce principalmente, oltre che l'azione
meccanica, l'aumento del tasso di evaporazione al quale, come si è visto, i cavernicoli terrestri
sono estremamente
sensibili.
Acqua
L'acqua è presente
in grotta sia come acqua
corrente (ruscelli, torrenti, fiumi), sia come acqua ferma
(pozze, laghi), sia come stillicidio. Essa, oltre a consentire la presenza
di organismi acquatici,
esercita notevole influenza anche sulle
specie terragnole. Infatti, molti troglobi di terra, di norma legati ad atmosfera
satura di umidità,
possono sopravvivere per lunghi periodi nel mezzo
liquido. L'assenza di
una netta separazione tra mezzo
liquido e mezzo aereo, in certe condizioni, permette analogamente che troglobi d'acqua sopravvivano nell'ambiente aereo. La maggior parte degli
organismi acquatici di grotta è reofoba, cioè adatta
alle acque ferme. Reofili sono invece alcuni vertebrati e crostacei
ipogei. Le acque di
grotta sono moderatamente
ossigenate, meno di quelle correnti di superficie, ma più di
quelle marine o lacustri; il pH è debolmente alcalino e la durezza è generalmente elevata a causa della
forte concentrazione di
carbonato di calcio. Il
periodico inondamento, caratteristico di cavità a cospicuo regime
idrico, ha grande importanza per
l'ecologia delle grotte: infatti è in coincidenza di tali inondazioni che molte specie
ipogee hanno instaurato il proprio ciclo riproduttivo, poichè le
acque, trasportando grandi
quantità di detriti organici, assicurano un abbondante
nutrimento favorendone la riproduzione.
Fattori
litologici
La natura geologica
del terreno in cui si apre una grotta influisce notevolmente sul
popolamento ipogeo.
Soltanto le grotte situate in terreno calcareo so no abitate da una fauna troglobia; ciò è dovuto
essenzialmente alla vasta fessurazione
del calcare stesso che rappresenta la parte
abitabile più estesa dell'ambiente ipogeo; per tale motivo una
vasta caverna in
un massiccio dolomitico compatto può risultare totalmente azoica, mentre una
cavità artificiale scavata nel calcare può essere densamente
popolata. Spesso anche
il tipo di calcare può
determinare vari habitat per diverse specie (calcare friabile
che non si presta a concrezioni o calcare che d à
luogo a concrezioni
di vario tipo). Oltre
alle concrezioni, il riempimento sia
inorganico che organico, funge da
substrato idoneo per
la proliferazione di organismi, sia a livello larvale che adulto.