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Fattori
biotici
Risorse
trofiche
Una delle
caratteristiche delle grotte è
l'assoluta mancanza di piante verdi. Quindi, la comunità cavernicola è privata
di quel la quota di
produzione minima di cui godono gli
organismi epigei. Questo fatto permise la diffusione di ipotesi secondo le quali
le risorse trofiche in grotta
fossero povere e fosse prerogativa propria dei cavernicoli
di sopravvivere a lunghi digiuni. In realtà ricerche più estese hanno messo
in luce come le risorse
trofiche siano estremamente diverse
da grotta a grotta, e come la loro stabilità e quantità sia fondamentale per
la distribuzione e
l'evoluzione dei cavernicoli. Da un punto di vista qualitativo, il fattore
alimentare determina l'assenza in grotta di interi gruppi zoologici, in particolare
di organismi fitofagi;
per esempio, la totale assenza di Sinfili - animali
depigmentati e anoftalmi che parrebbero
perfettamente preadattati alla
vita di grotta - è da imputare
alla loro dieta
vegetariana.
Ciononostante, qualche specie fitofaga si è adattata alla vita
ipogeo modificando il regime alimentare, come alcuni molluschi
gasteropodi; queste specie, presenti anche in superficie, nell'ambiente
epigeo si nutrono essenzialmente di foglie morte mentre in
grotta sono caratterizzati da una dieta assai varia, tra
cui resti di Artropodi e persino farfalle vive. Tale
adattamento, oltre che a livello etologico, si è realizzato anche
a livello fisiologico (presenza
dell'enzima chitinasi
nell'apparato digerente).
Evidentemente le specie monofaghe hanno
potenzialmente meno possibilità di successo in grotta rispetto a
quelle polifaghe. I limiti tra i due livelli trofici in
grotta, cioè i saprofagi e i carnivori, sono assai poco
netti e spesso addirittura inesistenti in quanto una specie può passare con estrema
facilità da una
dieta all'altra. Solo le specie guanofaghe sono strettamente
legate ad uno specifico regime, ma esse formano una comunità a se stante nell'ecosistema
cavernicolo. Inoltre,
eccezionalmente ed in particolari condizioni climatiche, si è notato come alcune
specie troglofile possano
abbandonare temporaneamente la grotta e portarsi in
superficie. In alcuni
generi di Ortotteri a costumi onnivori (Dolichopoda) sono state
osservate vere e proprie
migrazioni trofiche notturne durante le quali gli animali si
nutrivano abbondantemente di muschi,
angiosperme, ecc.. Le risorse alimentari a disposizione
degli organismi ipogei hanno una doppia
origine: esogena ed endogena, a seconda
che provengano dall'esterno - la
parte più cospicua - o che siano proprie della
grotta. Gli apporti
esterni sono dovuti a trasporto
anemocoro, idrocoro, biocoro e quelli dovuti alla precipitazione per gravità; i primi, assai
modesti, possono essere costituiti da spore fungine, pollini,
e possono penetrare
per poche decine di metri.
Le sostanze trasportate dalle acque
sono le più varie e possono
raggiungere quantitativi eccezionali; sono presenti
sostanze organiche varie, quali detriti vegetali grossolani,
ammassi di foglie morte, ecc.; inoltre tra di esse può
essere presente anche il plancton che sopravvive a lungo e può anche
riprodursi. Anche le
acque di stillicidio contengono
notevoli quantità di sostanze organiche, che dipendono
dalla di sponibilità di
humus in superficie e dalla piovosità. Tra i materiali
che precipitano per
gravità all'interno di pozzi e voragini, oltre a detriti
vegetali, si aggiungono spesso cadaveri e numerosi troglosseni vivi che costituiscono una cospicua
risorsa alimentare per i
predatori cavernicoli.
Microflora
batterica
Le grotte sono
caratterizzate dalla presenza, in notevole quantità, di batteri
autotrofi ed eterotrofi sia nell'acqua che nel suolo (anche nella
stessa aria, ma in quantità
minima); indubbiamente è nel suolo che si ha la massima
concentrazione di batteri; alcuni di essi ricavano azoto dalle
sostanze organiche, altri fissano l'azoto atmosferico formando
sostanze organi che,
altri ancora fissano l'anidride carbonica, ecc.. I batteri autotrofi compensano
qualitativamente la mancanza di piante verdi nell'ecosistema cavernicolo, sintetizzando sostanze organiche (vitamine,
amminoacidi) indispensabili agli
organismi superiori, e
sono perciò da considerarsi il primo anello della
catena trofica cavernicola, contribuendo al nutrimento
di protozoi, anellidi, nematodi, larve
di crostacei, ecc.. Le
proprietà nutritive dei limi e delle
argille ipogee si spiega grazie alla proprietà dei batteri
di arricchire autonomamente il suolo. E' stato
accertato che alcuni organismi possono nutrirsi per un certo
periodo (il proteus un anno, il
niphargus 3-4 mesi)
a spese del limo e dell'argilla presenti in grotta; ciò è
possibile proprio grazie alla presenza di batteri, e secondariamente di protozoi e
piccoli metazoi batteriofagi,
utilizzabili come nutrimento.
Inoltre nelle argille si rinvengono
oligoelementi e vitamine, necessari ai fenomeni di crescita
e muta degli
artropodi cavernicoli che svolgono regolarmente le proprie
metamorfosi in questo mezzo.
Il
guano
I grandi depositi
di guano sono dovuti ai pipistrelli che colonizzano le grotte
d'estate durante il periodo di attività, piuttosto
che durante il periodo di letargo
invernale. Nelle grotte
con cospicui depositi di
guano il problema trofico
è praticamente risolto.
Infatti il guano, con
il suo elevato tenore di composti azotati, costituisce un
eccellente nutrimento per molte specie animali; d'altro canto, la
presenza di colonie di pipistrelli
garantisce l'esistenza di specie necrofaghe che ne utilizzano i
resti, nonchè di specie che li
parassitizzano (acari, pulci). Inoltre, anche se in maniera meno decisiva ma non meno trascurabile, anche gli
Ortotteri
rappresentano una fonte di approvvigionamento in molte grotte; infatti abbiamo visto come essi compiano
migrazioni notturne all'esterno e come fungano da vettori di
energia alimentare, nonchè come
parte integrante della catena
alimentare, in quanto gli altri abitanti approfittano
di essi divorandone i corpi, le feci, le
uova. Ma poichè tali
migrazioni possono avvenire
solo nella buona stagione, durante l'inverno l'apporto
alimentare è praticamente nullo; cosa accade, quindi, alla
comunità spelèa? Quali sono i segnali che riflettono in
grotta l'alternarsi delle stagioni, e in che modo
i ritmi della fauna ipogea vengono influenzati? A tali domande è stato risposto solo in
parte; ad esempio, durante
l'inverno le grotte tendono ad inalare l'aria esterna, fatto che
comporta notevoli aumenti del tasso di evaporazione; questo gi à
può essere considerato un segnale.
Inoltre, in molte regioni, una
enorme quantità di zanzare si riversa nelle grotte
durante l'inverno per trascorrervi la diapausa invernale;
anche questo può costituire un segnale; inoltre le zanzare si
sostituiscono agli Ortotteri
nel ruolo di
fornitori trofici della comunità.